giovedì 17 luglio 2014

Pan di Ramerino Vegan my style



Quante volte l'ho mangiato! Mia nonna mi portava al forno e mi comprava uno di questi paninetti dolci  e morbidi che facevano a Firenze durante in periodo di Pasqua.
Mi piacevano perchè non erano dolcissimi e l'uvetta e la glassa bilanciavano bene la quantità ridotta di zucchero nell'impasto (ed è tutto dire, visto che io sono stata la più grande divoratrice di bomboloni, cupcakes e cioccolata di tutti i tempi!!)
Però non mi piacevano tutti quegli aghetti di rosmarino che si impigliavano nei denti!
E così con cura certosina, li toglievo tutti dall'impasto (un pò come togliere i semini dell'uva nella schiaccia con l'uva!)
Conosco delle ottime pasticcerie che fanno degli ottimi pan di ramerino, ma a volte sono eccessivamente dolci (mi tocca grattare via lo zucchero cosparso abbondantemente sopra il panino!)
Lo so, sono uggiosa (come si direbbe da quelle parti) ma mi piace ricordare quelli che mangiavo durante la mia infanzia.
Ed ecco i miei pan di ramerino! Sento ancora chi mi diceva, ma che fai??? Vai in pasticceria e ne compri quanti ne vuoi! Ma vuoi mettere con i miei? 
E così li ho fatti. Memorabili!
Grazie Nonna, questi sono per te! 





Pan di Ramerino Vegan my style
Lievitazione 6 ore e 1/2 
400 g farina Manitoba
100 g farina di semola di grano duro
60 g zucchero semolato
1 cucchiaino di sale fine
300 g acqua
4 g lievito di birra secco
30 g olio evo
2 + 2 rametti rosmarino fresco
140 g uvetta

Glassa
30 g acqua
30 g zucchero semolato

In un pentolino, scaldare l'olio con 2 rametti di rosmarino, solo fino a quando comincia a soffriggre. Spegnere e lasciare in infusione per circa mezz'ora. Poco prima di utlizzare l'olio, scartare il rosmarino o lasciare qualche fogliolina intera.

In una planetaria o una grossa ciotola, versare le farine, lo zucchero, il lievito e mescolare gli ingredienti con la frusta a foglia o un cucchiaio di legno. Cambiare con la frusta a gancio
Aggiungere l' acqua poco alla volta, il sale e poi l' olio al rosmarino fino a completo assorbimento. Impastare/incordare con la frusta a gancio o con un cucchiaio di legno (impastare a mano quando non è più possibile mescolare con il cucchiaio).
Togliere dalla planetaria e impastare a mano , fino ad ottenere un impasto liscio e elastico.
Rimettere nella planetaria/ciotola, coprire con un panno di cotone pulito e lasciare lievitare per circa 3 ore.
Trascorse le 3 ore, sgonfiare l'impasto con un pugno e impastare brevemente. Formare una palla e rimettere nella ciotola/planetaria, coperto con il panno, per altre 3 ore.
Trascorse le altre 3 ore, sgonfiare l'impasto e aggiungere l'uvetta e gli aghetti dei 2 rametti di rosmarino, tritati finemente, rimanenti e impastare in modo che siano amalgamati uniformemente con l'impasto.
 Dividere in 8 porzioni uguali.
Con ciascuna porzione, formare una lunga corda di circa 1 metro, tagliare in 3 pezzi di uguale lunghezza (circa 30 cm l'uno) e formare una treccia




Trasferire ciascuna treccia su una teglia da pizza precedentemente coperta con carta da forno (io ho usato 2 teglie per 8 trecce) e coprire con un panno di cotone.
Lasciare le trecce lievitare per circa mezz'ora




Intanto preparare la glassa: versare l'acqua e lo zucchero in un pentolino e portare a bollore. Fare bollire 1 minuto e poi togliere dal fuoco
Scaldare il forno a 180° C
Infornare le trecce e cuocere per circa 15 minuti o fino a quando sono leggermente coloriti
Appena sfornati, spennellare con la glassa e lasciare raffreddare








Con questa ricetta partecipo al contest delle Bloggalline in collaborazione con INformaCIBO per la categoria "Un piatto delle cucine regionali italiane" e "Il territorio in cucina"



E anche alla raccota di Panissimo da un'idea di Sandra e di Barbara, che questo mese è ospitato da La Greg

5 commenti:

  1. Grazie per averci regalato questa bella ricetta ed aver condiviso con noi i tuoi ricordi. Verrà inserita nelle categorie: Un piatto delle cucine regionali italiane e in Dolce Italia. Complimenti e in bocca al lupo :)

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  2. ma lo sai Isabel che questi sono i dolci che piacciono a me? niente glasse, cupcakes, torte multistrato ma quelle classiche da credenza, quelle che oltre ad avere un profumo hanno una storia dietro, ricordi d'infanzia, emozioni...proprio come quelle che mi hanno suscitato questa sera i tuoi pani di ramerino!
    ciao

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    1. Grazie cara! Mi piace ricordare attraverso il cibo e sperimentare l'impossible, cioè pietanze che non avrei mai creduto di poter mai fare.

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  3. STU-PEN-DI!!! e che buoni i panini di ramerino, io li stra-adoro! ne potrei mangiare un quintale tutti insieme!!!!
    un abbraccio stupenda creatura!
    Sandra

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    1. Cara....li ho anche preparati pensando a te :)

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